
Queste le parole di Fabio Pisacane, allenatore del Cagliari, dopo la vittoria per 2-1 sul Torino che sancisce la salvezza aritmetica con una giornata di anticipo.
LA SALVEZZA E IL TRAGUARDO RAGGIUNTO
“Intanto siamo felicissimi perché abbiamo raggiunto un obiettivo difficilissimo, soprattutto se pensiamo a tutto ciò che abbiamo passato quest’anno. Ci siamo salvati due volte: dopo la gara col Verona, dopo l’Atalanta, e oggi con la matematica. Sono felice per questi 40 punti, un obiettivo non banale per una squadra come la nostra. Abbiamo sempre mantenuto la barra dritta anche nelle difficoltà, non abbiamo mai mollato e abbiamo rischiato qualcosa. Se ce l’abbiamo fatta è grazie al carattere di questi ragazzi e al lavoro condiviso da tutti”.
IL LAVORO DEL GRUPPO E DELLO STAFF
“Cosa c’è di Pisacane in questa salvezza? Niente, c’è tanto di tutti. Di condiviso tra squadra, staff, direttore sportivo e società. Di mio c’è solo tanta abnegazione nell’affrontare la missione per cui sono stato chiamato. Abbiamo avuto il coraggio di prenderci dei rischi, passando anche attraverso la tempesta ma rimanendo sempre verticali. Ho sempre cercato di essere positivo e ottimista, perché credo che la testa ti porti nella direzione giusta a seconda dei pensieri che hai. Anche nelle difficoltà ci ho sempre creduto. Lo staff? Devo ringraziare il presidente Giulini perché tre anni e mezzo fa mi diede la Primavera per salvarci e poi mi ha permesso di allenare per due stagioni lo stesso gruppo. Quest’anno mi ha affidato la Serie A vedendo qualità che forse nemmeno io vedevo ancora. Avevo una responsabilità enorme. Cesare Natali mi suggerì Giacomo Murelli, che conoscevo dai tempi del Chievo, e giocai d’anticipo perché aveva tante richieste. Poi Giacomo mi ha suggerito Luca Bucci. Sono stato fortunato a poter scegliere uomini così. Abbiamo fatto più cose positive che negative e siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo”.
I GIOVANI E LA FILOSOFIA DEL CAGLIARI
“Ci siamo salvati con un mix di giovani e senatori. Avevo detto in tempi non sospetti che la salvezza sarebbe arrivata grazie ai ragazzi. Sono alle prime stagioni in Serie A, leggono tanto, osservano e hanno bisogno di fiducia. Se alzi la loro autostima poi ti danno tantissimo. Abbiamo fatto giocare nove ragazzi nati dal 2005 in avanti, non è roba da poco. La soddisfazione più grande è vedere tanti giovani protagonisti, alcuni cresciuti nel nostro vivaio. È una soddisfazione enorme”.
IL RAPPORTO CON IL PRESIDENTE GIULINI
“Ringrazio Tommaso Giulini, spero sia contento per questi 40 punti e per la salvezza. Più di tutti ci ha messo la faccia lui. Ci siederemo insieme per parlare del futuro, ma oggi voglio solo godermi questo traguardo raggiunto con il gruppo e con lo staff senza mai perdere la bussola”.
IL FUTURO
“Il futuro? La felicità dura poco, poi bisogna tornare a lavorare e guardare avanti. Io preparerò la partita col Milan perché vogliamo fare la nostra figura, relativamente alle nostre possibilità. I ragazzi invece staccheranno un po’, se lo meritano. Per quanto riguarda me, vedremo. Mi siederò con la società e capiremo insieme il da farsi. Ho sempre detto di essere legatissimo a questa città e a questa gente. È una piazza che mi dà una responsabilità enorme”.
LE PARTITE SVOLTA DELLA STAGIONE
“Ci sono stati momenti molto difficili. Penso a Pisa, che per uno come me è stata una botta pesante perché ho vestito questa maglia e perdere in quel modo non potevo accettarlo. Credo che la svolta sia stata la Roma in casa, poi la Cremonese. Non ci sono segreti o cose esterne: siamo arrivati qui perché non abbiamo mai smesso di lavorare e di credere in quello che facevamo”.
LA PAURA COME MOTORE
“La paura? Sempre costruttiva, come ho detto ai ragazzi fin dal primo giorno. La paura deve essere positiva: deve portarti attenzione, tensione e concentrazione, non superficialità o debolezza”.
IL SALUTO A PAVOLETTI
“Ci tenevo tantissimo che la squadra salutasse Pavoletti con una vittoria e con l’obiettivo raggiunto tutti insieme. L’ho vissuto in due fasi: da compagno e poi da allenatore. Quando è arrivato io ero qui già da due anni e lui si è conquistato rispetto e gerarchie. Da tecnico l’ho avuto per meno tempo, ma ho trovato un professionista esemplare, uno che non ha mai mollato dentro e fuori dal campo. Guardavo i suoi gol e vedevo quante volte l’ho abbracciato. Mi ha regalato tante emozioni. Sul futuro deciderà lui cosa fare e cosa gli piace davvero. Sono contento perché era importante salutarlo così ed è stato molto bello anche il post partita”.
LA DEDICA E LE EMOZIONI PERSONALI
“Ho abbracciato subito mia moglie, i miei figli e chi mi vive ogni giorno, chi vede le mie debolezze e le mie difficoltà. Sono arrivato qui nel 2015 e da allora ho sempre sentito una responsabilità importante verso questa maglia e questa città. Per me il Cagliari è qualcosa di speciale. Questa salvezza la dedico al popolo rossoblù, alla mia famiglia e a tutte le persone che ci sono state vicine. Se devo scegliere una parola per questa stagione dico dedizione. L’ho vista davvero da parte di tutti”.