
Riyad Idrissi e Yael Trepy sono gli ospiti rossoblù dell’annuale partecipazione alla festa patronale nell’oratorio di Sant’Eulalia, nel quartiere Marina, cuore del centro storico di Cagliari. I due calciatori, giovani ed emblemi della crescita dei talenti nel vivaio del Club, hanno preso parte sul palco al partecipato incontro – moderato da Massimiliano Medda – dal titolo “I Valori dello Sport: Scuola di amicizia e rispetto che educa alla giustizia e alla pace”.
A fare gli onori di casa Don Marco Lai, Direttore della Caritas diocesana e parroco della Chiesa di Sant’Eulalia. “Da anni ci confrontiamo col mondo dello sport e con chi lo pratica, ad alto livello ma non solo. Gli atleti di Serie A sono modelli di riferimento, talvolta si equivoca ciò che rappresentano queste persone, perché i calciatori, i campioni in generale sono prima di tutto persone, come le altre che vediamo per la strada e nella vita quotidiana. La parrocchia di Sant’Eulalia, il quartiere Marina è un crocevia della città, è la porta di Cagliari affacciata sul mare, e allora più che mai è giusto parlare di integrazione, di accoglienza, di multiculturalità. Valori che Idrissi e Trepy rappresentano al meglio con la propria storia. Viviamo un momento storico difficile, fatto di conflitti a vari livelli e latitudini, di povertà diffusa anche vicino alle nostre case, e allora ecco che gli sportivi rappresentano un qualcosa di importante per testimoniare valori positivi. Avere ragazzi come Riyad e Yael qui con noi, disponibili a portare un messaggio di pace, speranza, rispetto è qualcosa di speciale e quindi ringraziamo davvero tanto, come ogni anno, il Cagliari Calcio per la consueta collaborazione a questa serata e nei nostri progetti che portiamo avanti. Il Cagliari è una realtà che non trascura i giovani, i suoi ragazzi che arrivano sin da bambini, li accompagna nel proprio percorso e non solo sul campo, e questo va sottolineato”.
LE PAROLE DI IDRISSI
Il laterale sinistro, classe 2005 cresciuto nel proprio paese con la Società Sportiva Sadali è poi passato alla Polisportiva Isili – realtà affiliata all’Academy rossoblù – per entrare dieci anni fa nel Settore Giovanile del Cagliari. “La famiglia è sempre al primo posto, perché senza genitori, fratelli, sorelle, fidanzata e persone che ti vogliono bene e alle quali vuoi bene non vai da nessuna parte: io ricordo sempre i sacrifici dei miei genitori, il loro affetto, la loro voglia di dedicarmi tempo per permettermi di allenarmi e crescere nel modo giusto. Penso sia importante non dimenticarsi mai da dove veniamo, le origini, gli affetti, le proprie radici. Sto vivendo un momento molto bello, con l’esordio e i gol in Serie A, la maglia azzurra Under 21, e tante soddisfazioni. Sono felice, ringrazio tutte le persone, i tecnici che mi hanno aiutato e mi aiutano tuttora. La Nazionale? Non è semplice raggiungerla, senza dubbio, però ci spero e lavoro anche per questo, ma tutto passa per ciò che fai con la tua squadra di appartenenza insieme ai compagni, e nel nostro gruppo abbiamo tanti ragazzi che possono arrivare in azzurro. I miei calciatori preferiti? Mi piace guardare Hakimi e Theo Hernandez che giocano nel mio ruolo, sicuramente sono grandi campioni che fanno della velocità, della corsa lunga una caratteristica che mi piacerebbe sviluppare. Le differenze tra Serie A e Serie B? Il divario c’è, senza dubbio, io a Modena ho potuto conoscere un contesto di alto livello con elementi forti anche in grado di giocare già nella massima serie, sicuramente il ritmo in cadetteria è diversa, la qualità è più bassa, la grande differenza è che in Serie A trovi campioni che hanno fatto la storia del calcio con cui ti devi confrontare provando a esserne all’altezza”.
“Con Pisacane ho un rapporto speciale, l’ho conosciuto quando mi sono fatto male al ginocchio (si ruppe il crociato, ndr) – fu una sfortuna ma in qualche modo anche una fortuna – e mi trovai con lui a fare la riabilitazione per recuperare, lui era alla fine della carriera da calciatore. Mi spronava, mi ha anche rimproverato un giorno che saltai la seduta di fisioterapia, e poi quando l’ho trovato in Primavera come allenatore mi ha aiutato tanto e dato fiducia, così come l’anno scorso quando ero a Modena in prestito, dandomi consigli pur a distanza. Da lì è arrivato tutto ciò che sto vivendo, personalmente non ho mai abbandonato il sogno di arrivare in alto, sono sempre stato ambizioso sin dai primissimi calci al pallone, la mia famiglia mi ha trasmesso valori alti, l’impegnarsi al massimo credendo in ciò che si fa perché nulla è precluso. Il consiglio ai giovani? Crederci sempre, mai abbandonarli qualsiasi cosa succeda, perché va messo impegno massimo in tutto ciò che si fa: la scuola, lo sport, i rapporti umani, anche quando una cosa sembra difficile davvero può succedere realmente. Mi sembra ieri che giocavo per strada, ero nel Settore Giovanile, e adesso sono in Serie A, questo arriva col sacrificio, con gli allenamenti, rimanendo a casa un giorno in più perché magari dopo c’è una partita da giocare, insomma niente arriva per caso”.
“Il Cagliari è veramente una famiglia, penso ai magazzinieri che mi hanno accolto il primo giorno in cui ho varcato le porte rossoblù, fino ad arrivare al presidente e tutte le persone che lavorano. In Sardegna respiri qualcosa di speciale, il Cagliari rappresenta la nostra terra e ha un significato senza eguali per la sua gente, nell’Isola come fuori. E noi questo lo sentiamo fortemente”.
Sull’attualità: “Queste tre vittorie hanno migliorato la classifica e abbiamo acquisito ulteriore fiducia. Abbiamo lavorato tanto e solo così iesci a ottenere questi risultati. Abbiamo la consapevolezza di dover continuare a farlo per migliorare ancora. Contro la Roma sarà dura, giocare all’Olimpico sarà entusiasmante e difficile allo stesso tempo. Noi però ci crediamo come abbiamo sempre fatto da inizio campionato. Il primo gol in casa? Un’emozione grandissima, avevo fatto il primo gol in Serie A sempre con il Verona da loro, stavolta è arrivato davanti alla nostra gente e l’emozione è tutta un’altra cosa. Sentire esultare il mio stadio e sentire urlare il mio nome è un sogno che si realizza. Ma ora non mi accontento, continuo a lavorare sperando ne possano arrivare tanti altri, in casa e non solo”.
LE PAROLE DI TREPY
L’attaccante, classe 2006, arrivò a sedici anni da Parigi per entrare nel vivaio, poi l’avventura con l’Under 20 e ora lo sbarco in Prima squadra con il gol all’esordio in Serie A l’8 gennaio scorso in quel di Cremona. “Ero in vacanza, a casa, quando Mister Pisacane mi ha chiamato per dirmi che sarei andato in ritiro con la Prima squadra. Tre anni fa, quando sono arrivato a Cagliari dalla Francia, non avrei mai pensato che sarei arrivato in Serie A e fare subito gol all’esordio con il Cagliari, un’emozione pazzesca e ringrazio ancora Luca Mazzitelli per il bellissimo assist (ride, ndr). Tutto è frutto di sacrificio, di sogni realizzati col lavoro, sicuramente andare via da casa, dalla famiglia molto presto ha significato crescere in fretta, uscire dalla zona di comfort e pensare a fare il massimo per realizzare con ambizione il sogno di diventare un calciatore di Serie A. Il mio calciatore preferito e modello? Thierry Henry”.
“Ho la fortuna di allenarmi e giocare in un gruppo sano, fatto di persone che si aiutano molto reciprocamente e anche per noi giovani è più facile inserirci. Devo ringraziare Mister Pisacane che mi ha trasmesso la sua mentalità, la Società che mi ha affiancato in ogni momento, i sardi che mi hanno accolto perché sin dal primo giorno mi sono sentito uno di casa, e non vedo l’ora di esordire anche all’Unipol Domus dopo averlo fatto in trasferta. Sì, mi sento già sardo dopo poco tempo, e ringrazio tutte le persone della Sardegna”.