
Il capitano rossoblù, Leonardo Pavoletti, ha parlato dopo il match contro la Roma. Queste le sue dichiarazioni ai microfoni dei media:
LOTTARE DA SQUADRA
“Ho visto una Roma molto forte. Noi siamo stati magari troppo frenetici, avremmo dovuto sviluppare l’azione con più pazienza in base a ciò che avevamo preparato in settimana. Abbiamo subito la pressione asfissiante della Roma nel primo tempo, abbiamo perso lucidità: i giallorossi non ci hanno permesso di sviluppare le nostre trame di gioco e siamo andati in apnea. Non è una sconfitta indolore, perché perdere non è mai piacevole. Però c’è sconfitta e sconfitta: va sottolineato che ci siamo battuti sino alla fine, senza mai disunirci. Siamo stati sempre squadra. È un buon segnale per un gruppo che ha come obiettivo la salvezza. Da qui ripartiamo per preparare la sfida contro il Lecce: sarà una partita importante, da giocare davanti al nostro pubblico”.
LA STRADA VERSO L’OBIETTIVO
“All’andata abbiamo avuto un momento di calo, ma siamo rimasti uniti e compatti: di questo gruppo fanno parte tanti giovani, ma anche calciatori di esperienza che sanno attutire i colpi. Proprio io ai media, dopo la sconfitta contro la Lazio, avevo dichiarato che serviva pazienza per far attecchire un progetto così interessante, con tanti giovani. Avevo chiesto fiducia da parte di tutti: ero convinto che i risultati sarebbero arrivati, anche grazie ad un gruppo di calciatori forti – che però dovevano avere il tempo di crescere – ad un allenatore in gamba. Così è stato, ora dobbiamo continuare su questa direzione”.
UN’ARMA IN PIÙ
“Sto molto bene: quest’anno, purtroppo, non sono riuscito a fare la preparazione precampionato, stavo recuperando dall’intervento di pulizia al ginocchio. Mi sono ritrovato a metà girone di andata che non ero così brillante e pronto. Ora che ho trovato la continuità in allenamento, grazie anche al Mister, allo staff, al preparatore Mauro Baldus, abbiamo creato un piano di lavoro che mi consente di arrivare bene alla partita. In questo momento di emergenza in avanti posso essere un’arma in più per il Cagliari, spero di essere incisivo nelle prossime gare”.
L’ESEMPIO DEL CAPITANO
“Con Semih andiamo praticamente tutti i giorni insieme da casa al Centro sportivo: mi sta insegnando l’inglese, abbiamo legato molto. Quando stava giocando meno ho cercato di stargli vicino, essere un po’ il suo fratello maggiore, invitandolo a non mollare. Non dimentichiamoci che parliamo di un ragazzo che arrivava dalla Turchia: si è ritrovato lontano da casa, senza conoscere la lingua. Sono contento che ora inizi a far vedere in partita ciò che noi vedevamo già in allenamento. Io cerco di trasmettere a tutti, specie ai più giovani, la dedizione, lo spirito di sacrificio che ancora ho a 38 anni. Cerco di migliorarmi ancora, non voglio smettere di farlo. Per tutti voglio essere un esempio con i fatti, non a parole. Non ci sono segreti nel calcio: più ti alleni, più migliori. Voglio lasciare questo alla squadra, dato che probabilmente saranno i miei ultimi mesi in campo con loro. Ultimamente mi capita di sognare di far gol, chissà. Mi sto allenando forte e voglio lasciare il segno anche quest’anno. Sarebbe bello chiudere con un gol salvezza”.