SALA STAMPA | Mister Pisacane dopo l’Atalanta

Prima Squadra - 27/04/2026
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Fabio Pisacane, allenatore del Cagliari, analizza la vittoria per 3-2 sull’Atalanta all’Unipol Domus. Di seguito le sue parole nella pancia dello stadio con i media presenti.

UNA VITTORIA DI CUORE E CARATTERE
“Le emozioni di oggi le ho vissute come sempre. Questa squadra è giovane e ci sta che abbia discontinuità e possa sbagliare. A volte abbiamo pagato cari gli errori, oggi serviva una prestazione epica e di alto livello come contro altre grandi squadre. Senza cuore non si va da nessuna parte, lo insegna la storia del Cagliari. Oggi abbiamo messo dentro tante cose, a parte un momento di blackout che ha portato al pareggio, ma reagire così e vincere vale tanto”.

LA CORSA SALVEZZA
“Abbiamo un obiettivo concreto dal 10 luglio: salvarci. Ho sempre detto che abbiamo tutto nelle nostre mani e oggi si è visto. In alcuni momenti abbiamo perso lucidità, ma ora siamo davanti con un buon margine. Dobbiamo compattarci ulteriormente e fare il massimo da qui alla fine. Le partite come quella di oggi ci restituiscono fiducia e serenità dopo le difficoltà, che fanno parte del percorso”.

CRESCITA TRA ERRORI E DIFFICOLTÀ
“La crescita passa anche dalle sconfitte e dalle partite negative, come quella di Pisa che ha sporcato un po’ il nostro cammino. Questi ragazzi hanno sempre sudato la maglia: sbagliare è umano, ma l’importante è non perseverare e crescere nell’errore. Non ci siamo mai abbattuti, nonostante tanti infortuni e difficoltà”.

IL PROGETTO GIOVANI
“Noi non lanciamo giovani tanto per farlo, ma per convinzione. Abbiamo fatto giocare ragazzi magari non ancora pronti del tutto al grande salto, ma questo progetto non ha mai vacillato. Con tanti giovani e tanti infortuni è normale avere discontinuità, ma si lavora per migliorare. Io con i giovani mi sono formato e devo continuare su questa strada in questo progetto nel quale tutti crediamo fortemente”.

MENDY E IL SUO PERCORSO
“Mendy? Se non avesse messo sempre sudore e voglia non sarebbe andato in campo. Oggi me lo aspettavo in una grande prova, magari non con due gol. Deve rimanere con i piedi per terra. A Milano era stato criticato, oggi viene esaltato: bisogna riflettere su questo. I giovani non vanno né bastonati al primo errore né incensati subito. Dietro il suo percorso c’è anche il lavoro della società, di chi lo ha scoperto e cresciuto. È un ragazzo che attraverso il calcio sta ribaltando il proprio destino. I complimenti vanno a Roberto Muzzi che ci ha creduto sin dal primo giorno in cui è arrivato qui, sicuramente più di me; a Marco Mancosu che lo ha allenato nella scorsa stagione, al direttore sportivo del Settore Giovanile Pierluigi Carta, a Bernardo Mereu e Oscar Erriu, tutto il Club che lavora in un certo modo nel vivaio e in Prima squadra”.

IL RAPPORTO CON IL GRUPPO
“Per un allenatore al primo anno creare connessione col gruppo è fondamentale. Ho tanti ragazzi giovani, alcuni sono anche ex compagni: devi avere tatto, capire quando alzare la voce e quando no. Se oggi si vede coesione significa che ho sbagliato meno di quanto invece ho fatto bene. Insieme stiamo costruendo qualcosa di nuovo e non semplice”.

LE SCELTE TECNICHE: PALESTRA E ADOPO
“La scelta su Palestra è stata tecnica: pensavamo a una partita con tante corse e transizioni. Sembrava che il Cagliari fosse dipendente da lui, ma è il Cagliari che lo ha messo nelle condizioni di emergere. Sono felice per lui, ma questa squadra ha tanti valori. Adopo? Da lui mi aspetto prestazioni come quella di oggi. A volte l’ho martellato perché so cosa può dare”.

UNA SQUADRA CHE REAGISCE
“Sono contento che oggi abbiamo smentito una ricorrenza negativa che ci vedeva subire gol a inizio tempo, nel primo o nel secondo. Quando certe cose si ripetono bisogna analizzare e lavorare. La squadra però è sempre rimasta sul pezzo e oggi si è tolta una grande soddisfazione”.

UNA VITTORIA PER IL POPOLO ROSSOBLÙ
“Dedico questa vittoria a tutto il popolo rossoblù, che sento mio. Questo popolo oggi è la mia famiglia: mia moglie, i miei figli e tutti quelli che amano il Cagliari, la dedica è per loro. Sono qui da undici anni e per questi colori lotterò sempre fino all’ultimo istante”.

LE EMOZIONI PERSONALI E LA CARRIERA
“Per me il Cagliari è come mia moglie, cerco di non deludere questa maglia. Ecco perché ero così agitato nel finale. La partita più importante della mia carriera? No, resta quella con la Cremonese. In quel momento avevo più paura di perdere certezze, era una gara spartiacque. Sono orgoglioso di come ho gestito quel periodo”.

IL FUTURO
“Non ci penso. Ho una missione da portare a termine con questo gruppo. So che è una grande responsabilità, ma ho sempre creduto che lavorando con onestà e sincerità saremmo stati sulla strada giusta. Andiamo avanti fino alla fine con il nostro obiettivo”.

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