Il Cagliari con Esposito per “Campioni del Made in Italy”

Prima Squadra - 10/06/2026
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Sebastiano Esposito è il protagonista del format “Campioni del Made in Italy”: l’attaccante rossoblù, autore nella stagione appena conclusa di 8 reti e 6 assist, ha raccontato la sua passione per il calcio, nata sin da bambino, il rapporto con la famiglia, un aspetto fondamentale nella sua carriera. “Campioni del Made in Italy” è il progetto di promozione internazionale sostenuto da Lega Serie A, Maeci (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) e ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), che ha fatto tappa in Sardegna per raccontare una delle eccellenze del territorio, la filiera produttiva dell’Agro: miele e zafferano con l’associazione di categoria Coldiretti – UNAPI/Conapi.

Qui un estratto delle parole del numero 94 rossoblù:

PASSIONE E IDENTITÀ
“Ho scelto Cagliari perché è una piazza piena di passione. Vive per il calcio, a me piacciono tanto le piazze così. Mi piace il calore della gente, scendere in campo e vedere lo stadio pieno. E poi qui hai il mare, il sole. Per me che sono nato a Castellammare è una cosa magnifica. Ho un rapporto forte con la mia Terra, un sentimento che ho trovato anche qui nell’Isola tra la sua gente. Sono un calciatore atipico, mi piace andare a cercarmi lo spazio per creare dei grattacapi alle difese avversarie, svariare su tutto il fronte dell’attacco, rincorrere l’avversario aiutando i compagni in fase difensiva. Ma la cosa che mi piace di più è avere la palla tra i piedi. Mi appassiona, mi diverte: tentare le giocate, anche quelle più difficili, è nelle mie caratteristiche. In genere mi piace occupare lo spazio che va dall’area avversaria al cerchio del centrocampo, magari partendo più da sinistra. L’obiettivo è far gol o fare degli assist, creare delle occasioni da rete”.

CREDERE SEMPRE NEI PROPRI SOGNI
“Per me il calcio è tutto: sono nato con un pallone tra i piedi. Come dico sempre, io e miei fratelli, siamo cresciuti a pane e pallone. Pio è diventato un attaccante di peso, data anche la sua struttura, un numero 9; Salvatore nasce esterno, ha una tecnica sopraffina, vede il gioco: è stato naturale il suo passaggio a fare il regista della squadra. Siamo usciti da una situazione economica, di vita, un po’ difficile: al pallone dobbiamo tutto, il calcio è la nostra vita. Era il nostro unico obiettivo, ci siamo riusciti. La distanza tra il nostro campetto di quartiere e il professionismo? Abbiamo dovuto fare molto strada per arrivare sino a qui, quindi dico tanta. Ma allo stesso tempo anche poca: perché oggi come allora, ciò che accomuna quel campetto dove giocavamo quando eravamo piccoli oggi agli stadi dove scendiamo in campo è la nostra passione per il calcio, la passione è sempre quella. Cosa direi al piccolo Sebastiano? Di inseguire sempre i propri sogni, anche se da piccolo puoi fare fatica a crederci, li vedi irraggiungibili. Invece bisogna credere sempre nei propri sogni, impegnarsi al 100% in quello che si fa, avere sempre la testa sulle spalle”.

TALENTO E SACRIFICI
“Una base di talento ci deve essere, ma il talento da solo non basta. Per arrivare al professionismo devi avere determinazione e testa. Non tutti riescono a mettere in pratica quel senso di responsabilità verso il proprio lavoro. E poi serve sempre anche un pizzico di fortuna. Da piccoli nel campetto del nostro quartiere, di talento ce n’era davvero tanto. Poi però ci sono tante componenti: fortuna, mentalità. Puoi fare le scelte giuste, ma a volte purtroppo anche quelle sbagliate. Per diventare un calciatore ad alti livelli agiscono davvero tante componenti. Io e i miei fratelli, da piccoli, non ci saremmo di certo mai immaginati di poterci ritrovare un giorno a calcare certi palcoscenici. Sapevamo di avere del talento, siamo stati bravi, ma poi siamo stati accompagnati nel percorso dai nostri genitori. Sono stati il perno fondamentale della nostra crescita, del nostro cammino. Il 94 è un numero speciale per tutti noi: rappresenta il nostro quartiere, “Ciceron 94”, appunto. Lì ci sono le nostre radici: ci fa ricordare l’infanzia, da dove veniamo. Per noi è il quartiere più bello del mondo. Al suo interno ci sono tante difficoltà, noi ci teniamo a manifestare la nostra vicinanza a tutte le persone del quartiere. Il sogno? Arrivare il più in alto possibile: ogni ragazzo sogna la Nazionale. È un sogno che i miei fratelli hanno già coronato, spero di riuscirci anch’io.  Il calcio ti dà tanto, ma allo stesso tempo ti toglie. Ti porta a crescere prima: ho solo 23 anni ma ho già girato b en dieci città. È difficile creare amicizie, legami solidi con le persone. Mi ritengo fortunato ad avere dei fratelli”.

La video intervista, prodotta nell’International Broadcast Centre della Lega Serie A, con la regia di Dario Baldi, viene distribuita in tutto il mondo dagli oltre 60 broadcaster che trasmettono la Serie A in più di 200 territori.

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