🎙️INTERVISTA | Esposito con La Gazzetta dello Sport

Prima Squadra - 25/07/2026
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L’attaccante Sebastiano Esposito, otto reti e sei assist alla sua prima stagione in Sardegna, ha parlato in esclusiva con La Gazzetta dello Sport, in edicola oggi. Il rapporto forte con la famiglia, le sfide in maglia rossoblù, gli obiettivi. Di seguito un estratto delle sue parole:

CUORE E RADICI
“Pio, Salvatore ed io due anni fa abbiamo fatto una scelta, giocare con lo stesso numero di maglia, in nome del nostro quartiere, “Cicerone 94”. Ci siamo ritrovati per le vacanze a Castellammare, si sposava nostra sorella Anna Maria. Ne abbiamo approfittato per giocare anche noi nel campetto che abbiamo donato al quartiere. Essere calciatori dà dei vantaggi, economici e di fama, ma ci piace anche aiutare. Oggi nostro papà Agostino manda avanti, con Marco Zambelli, la Voluntas Brescia, che ho acquistato insieme ai miei fratelli. Lo abbiamo fatto perché il nostro scopritore, Roberto Clerici, che ci aveva portato da Napoli a Brescia, è venuto a mancare, la Voluntas aveva dei problemi e siamo subentrati noi per riconoscenza. Facciamo puro Settore giovanile”.

SFIDA ROSSOBLÙ
“Cagliari è una piazza calda, come piace a me, l’ho voluta fortemente. Ha una tifoseria che nel nostro stadio ci spinge molto. C’è un popolo intero dietro. Il Cagliari è come una Nazionale. Io non amo la comfort zone, ricerco le sfide. E Cagliari, venendo dall’Inter, era la più difficile. C’è un gruppo sano che ha voglia di lavorare. Sarà tosta, perché arrivare è facile, confermarsi è difficilissimo”.

UNA PERSONALITÀ FORTE
“Ho una forte personalità, a volte mi è costata. Sono cresciuto in fretta, mi sono sempre visto più grande di quel che ero. Sono spesso arrabbiato? Vorrei dare da sempre qualcosa in più. Ma devo cominciare a godermi i momenti belli. Il mio idolo da bambino? Francesco Totti”.

OBIETTIVI CHIARI E LEADERSHIP
“Non seguo le statistiche e non mi pongo obiettivi. E non sono neppure uno che cerca di segnare a ogni costo. Da trequartista l’assist mi piace, la bella giocata pure e amo rischiare. Se devo dire una cosa che ho in testa è che voglio salvarmi. Dopo un colloquio con la Società ho chiesto di essere più responsabilizzato nel ruolo. Di essere tra i leader. Mi piace, aiutare i ragazzi più giovani del gruppo, all’occorrenza bacchettarli anche perché, pur avendo solo 24 anni, qualche partita nel curriculum ce l’ho”.

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