
Il portiere rossoblù ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano, in edicola oggi. Di seguito una ripresa delle sue dichiarazioni:
IL RUOLO DEL PORTIERE
“Noi portieri uomini soli? I più soli al mondo. Siamo vestiti in modo diverso, abbiamo i guanti, indossiamo persino colori differenti. Quando le cose vanno bene di solito hai tante persone attorno che poi non esistono più quando le cose si mettono male. Un bravo portiere deve scegliersi le persone giuste. La famiglia, i compagni di ruolo Sherri e Radunovic, i preparatori Bucci e Berretta. Gente che mi aiuta nei momenti negativi e che mi tiene ancorato alla realtà quando le cose vanno bene e rischio di andare fuori strada”.
IL MISTER E IL SENSO DI APPARTENENZA
“Con il Mister ho un rapporto splendido. Come tanti tecnici giovani è molto preparato sul rapporto umano. Studia, migliora, ci coccola e al tempo stesso ci bastona. Lo sa che la nostra generazione è più fragile, forse anche a causa dell’esposizione da social a cui siamo sottoposti di continuo. La fiducia è la sua chiave per costruire sintonie. A Natale ci ha regalato un libro: “Pressure, sotto pressione: imparare dai calci di rigore a gestire le grandi sfide della vita”. Pisacane, come Bielsa che ho avuto al Leeds, insiste molto sul non sbagliare mai l’atteggiamento. A Cagliari questa cosa la sento viva sulla pelle. Siamo il sogno di tanti bimbi e di tanti adulti che fanno enormi sacrifici per seguirci, anche a tanti chilometri di distanza”.
UMILTÀ E DEDIZIONE TOTALE
“La nostra posizione in classifica? Il Mister dopo la vittoria di Udine ci ha ricordato che il calcio può anche migliorare la vita delle persone. Sabato abbiamo donato felicità alla nostra gente. Però dobbiamo ricordarci che la missione è arrivare alla salvezza il prima possibile. Soltanto dopo possiamo toglierci delle grandi soddisfazioni. I nostri tifosi meritano questo e molto altro. Però meritano anche la nostra dedizione totale alla causa, cioè alla salvezza, senza voli pindarici”.
IL GIUSTO MIX DI GIOVANI ED ESPERTI
“Nulla arriva per caso. Ci si basa su programmazione, sul portare avanti un progetto negli anni con lo stesso allenatore, come fatto da altre realtà virtuose del nostro calcio, dandogli fiducia anche nei momenti di difficoltà come accaduto qui a Cagliari l’anno scorso. Le nostre vittorie raccontano la nostra voglia di imporre un’idea di calcio. E quando il gioco non è fluido come vorremmo, combattiamo fino allo sfinimento piuttosto che prendere gol. Poi sappiamo che con Maldini, Romano, Winks, Fazzini, Mendy, Fadera e Massolin la nostra pericolosità offensiva resta sempre alta. Abbiamo un giusto mix tra giovani ed esperti. Romano è tanto forte e sa quello che vuole, è il simbolo di ciò che possiamo e vogliamo diventare. Ma penso anche al capitano Deiola, quello che più di tutti da cagliaritano sa cosa significhi giocare per la propria squadra del cuore, a Mina, un grande leader, e a Winks, che ha giocato la finale di Champions col Tottenham”.
LA RICERCA DEL MIGLIORAMENTO ALLA BASE DI TUTTO
“Ho letto le mie statistiche, fanno piacere ma i numeri contano il giusto. Per me sono uno stimolo a migliorare. A 25 anni posso migliorare in tutto. Non esiste un solo aspetto del gioco in cui io mi senta fatto e finito. Credetemi, ogni mattina mi alzo dal letto non solo per diventare un portiere migliore, ma anche una persona migliore, un padre migliore. Un figlio ti arricchisce la vita, te la stravolge e te la riempie di senso. Oggi mi sento colmo di un amore che non riesco a spiegare a parole. Da quando c’è Edoardo riesco a dare un significato diverso a quei pomeriggi che prima magari buttavo dietro passatempi inutili. Il tempo fuori dal campo è diventato un tempo in cui vivo davvero”.