INTERVISTA 🎙️ | Yukinari Sugawara si racconta

Prima Squadra - 10/09/2026
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Nuovo arrivo in casa rossoblù, primo giapponese della storia del Cagliari, Yukinari Sugawara si presenta ai canali ufficiali del Club con una intervista che spazia dagli aspetti legati più prettamente al campo a quelli più personali e inerenti anche la cultura del suo Giappone. Da dove ovviamente partì la sua carriera, prima di toccare Olanda, Inghilterra e Germania, arricchendo il proprio bagaglio a livello personale oltre che tecnico. Conosciamo meglio “Yuki”, reduce dai Mondiali con i “Samurai Blu”, di cui parla nella chiacchierata di presentazione insieme alla facilità e rapidità con cui ha scelto Cagliari e la Sardegna. E adesso, sbrigati gli ultimi aspetti burocratici legati al tesseramento, è pronto a unirsi al gruppo anche per la Serie A, disponibile per la trasferta di sabato a Bergamo in casa dell’Atalanta.

UNA SCELTA IMMEDIATA
«È fantastico, sono molto felice di essere qui. Ho dovuto prendere una decisione molto rapidamente, a pochissimi giorni dalla chiusura del mercato, ma è stato molto facile. Quando il Cagliari mi ha cercato, ho detto subito di sì». Una decisione che affonda le radici in un desiderio coltivato fin da bambino: «Ho sempre desiderato venire a giocare in Serie A perché ci sono stati grandissimi giocatori giapponesi, come Nagatomo, Honda, Nakata e tanti altri».

CAGLIARI, IL SIMBOLO DI UN’ISOLA
Prima ancora di conoscere da vicino la realtà rossoblù, Sugawara aveva già avuto modo di raccogliere informazioni sulla Sardegna e sul Cagliari: «Conosco alcune cose sulla Sardegna, che è davvero un posto bellissimo in cui stare, per la storia, i paesaggi, le spiagge e il cibo». A convincerlo ulteriormente anche i racconti dell’ex compagno di squadra Pantelis Hatzidiakos: «Gli ho chiesto della Sardegna e del Cagliari e mi ha detto solo cose positive. Non ho avuto tempo di parlare con il mister prima del trasferimento perché avevo pochissimo tempo per prendere la decisione, ma mi hanno detto solo cose ottime sul Cagliari e io volevo fortemente venire qui». Il nuovo esterno rossoblù ha già percepito il legame speciale tra il Club e il territorio: «Il Cagliari è davvero un simbolo dell’Isola. La gente ama alla follia sostenerlo. È come la Nazionale della Sardegna, senza dubbio».

PRIMI APPROCCI
«Ogni giorno posso vedere il sole, c’è spesso bel tempo, e poi i compagni, lo staff della squadra, i tifosi, tutti sono molto educati, positivi e gentili con me. Sono davvero felice di essere qui. Come ha detto il mister, sono un giocatore con anche caratteristiche offensive, ma non solo. Credo di avere buona sicurezza con il pallone e in fase di costruzione. Posso giocare dentro il campo o largo sull’esterno, ma non importa la posizione in sé. Mi piace molto contribuire alla fase offensiva. È uno dei miei punti di forza, ma al di là di ciò quello che mi preme è aiutare la squadra con le mie qualità, come i cross e l’ultimo passaggio. E mi piace davvero lottare per la squadra. Voglio sempre vincere la partita, i duelli che sono fondamentali dentro un gara. Penso che il mio ruolo ideale sia quello di terzino destro perché è una posizione che mi permette di partecipare sia alla fase offensiva che a quella difensiva. Mi piace essere coinvolto nel gioco e mi piace correre tanto, a disposizione del gruppo».

VOGLIA DI MIGLIORARE
«Ci sono molte cose che devo migliorare, perché non sono un giocatore perfetto e se voglio diventare un giocatore più forte devo continuare a lavorare, tanto. In Serie A c’è molta più attenzione agli aspetti tattici che altrove, in primis in fase difensiva. Quindi devo lavorare sugli determinati aspetti del mio gioco al fine di essere più utile possibile».

QUATTRO PAESI, UN MONDO PIÙ GRANDE
L’Italia sarà il quarto Paese della carriera europea di Sugawara. Un percorso che gli ha permesso di conoscere culture e modi diversi di intendere il calcio: «È bello avere l’esperienza di aver giocato in Paesi diversi. Ho trovato modi differenti di giocare a calcio, senza dubbio e con parecchi cambiamenti di volta in volta. Ho imparato tantissime cose. Ogni Nazione mi ha lasciato qualcosa. Ho visto e parlato con tantissimi giocatori e persone provenienti da altre realtà e ho davvero imparato a capire le culture in cui sono cresciuti. All’inizio non parlavo né inglese né olandese prima di venire in Europa, ma ora so parlare quelle due lingue molto meglio oltre a un po’ di tedesco. Adesso sto iniziando ad approcciarmi con l’italiano. Il mio mondo è cambiato moltissimo. La mia vita è cambiata nel tempo, come succede a tutti, direi che sicuramente il mio mondo è diventato più grande».

IL SOGNO DEI MONDIALI
Tra i momenti più importanti della sua carriera c’è quello vissuto con la Nazionale giapponese agli ultimi Mondiali: «È il sogno di ogni bambino, perché è la competizione più importante in assoluto. Ho sempre desiderato giocarli, sin da quando ho iniziato. Quando sono entrato in campo per la prima volta contro l’Olanda è stato il momento più importante della mia carriera calcistica. Stavo giocando ai Mondiali e mi sembrava di sognare, non lo dimenticherò mai».


UNICO GIAPPONESE IN SERIE A
L’arrivo in Italia assume un significato ancora più particolare per Sugawara, anche per le difficoltà legate al tesseramento dei calciatori extraeuropei: «Non è facile arrivare in Serie A da fuori Europa. Sono davvero grato al Cagliari perché mi ha ingaggiato e ha utilizzato uno di quei due slot per me. Sono davvero grato al presidente, al mister e al direttore sportivo, a tutto il Club. Sono l’unico giapponese che gioca in Serie A. Non lo sapevo, nel momento in cui si è profilata l’ipotesi, davvero pensavo che ci fosse qualcun altro e invece eccomi qui, unico giapponese in Serie A in questo momento. Forse anche per questo devo dare tutto e fare il massimo per lasciare un segno importante in Italia. Se giocherò male, magari penseranno che i giapponesi non siano abbastanza bravi. Ma se farò bene, al contrario, ancora più persone capiranno che noi giapponesi abbiamo qualità. E, magari, i giocatori della mia nazionalità in Italia torneranno ad aumentare come qualche anno fa. Voglio semplicemente fare bene in ogni singolo allenamento e in ogni partita, dando tutto ogni giorno».

IL MODELLO NAKATA
Tra i connazionali che hanno fatto la storia del calcio italiano, Hidetoshi Nakata occupa un posto speciale: «È uno dei nomi più importanti in Giappone perché ha vinto lo Scudetto con la Roma segnando un gol decisivo contro la Juventus in quella partita che tutti ancora ricordano, nel 2001. Quando si parla di Nakata e della Serie A, in Giappone, tutti si illuminano. Lui è certamente un esempio, è uno che ce l’ha fatta e ci ha rappresentato nel mondo con la sua attività di calciatore ai massimi livelli. Diventare come lui? Magari, sarebbe il massimo, ma tutto passa dal lavoro e dall’ambizione di ottenere sempre qualcosa in più».



LEGAME CHE CRESCE
Il suo arrivo ha già acceso l’interesse dei media e dei tifosi giapponesi verso il Cagliari: «Sono davvero molto felice di vedere questo interesse. È bello, ma preciso che non ho ancora giocato per il Cagliari e devo dimostrare di essere all’altezza, poi chi guarda potrà decidere e valutare come sto andando». L’attenzione, però, sta contribuendo a far conoscere sempre di più la realtà rossoblù in Giappone: «Anche i media e i social media giapponesi sono interessati al Cagliari. Forse alcune persone sentono parlare per la prima volta del Cagliari e della Sardegna. Il nome e il valore del Cagliari stanno diventando ancora più conosciuti in Giappone. È una cosa davvero positiva per me e anche per il Club». La priorità, però, resta il campo: «Sono felice di vedere tutto questo, ma voglio prima di tutto aiutare la squadra come giocatore, perché io sono prima di tutto un calciatore».

DUE CULTURE, TANTI ASPETTI IN COMUNE
C’è anche un curioso punto di incontro tra Italia e Giappone che Sugawara ha scoperto direttamente a Cagliari: Captain Tsubasa (Holly e Benji), il celebre manga e anime dedicato al calcio. «Lo guardavo e lo leggevo quando ero piccolo, perché è l’anime sul calcio più famoso. Ma, a essere sincero, non sapevo che fosse celebre e conosciuto anche in Italia e in Europa». A sorprenderlo sono stati proprio i membri dello staff rossoblù: «Mi hanno chiesto subito di Captain Tsubasa, non mi aspettavo che lo conoscessero così bene. Sono rimasto sorpreso, ma è sempre bello quando qualcuno dello staff e del tuo nuovo Club ti parla di cose giapponesi in generale, come possono essere gli anime, il cibo, la cultura a tutto tondo e le città». Un ulteriore segnale di un legame che va oltre il calcio: «Italia, Sardegna e Giappone hanno davvero diversi e pregevoli link, dal punto di vista calcistico come fuori dal rettangolo verde. Captain Tsubasa è un esempio, non l’unico, ed è bello che sia così».

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